Daphne Squarzoni

Il successo è una botta di c….
«L’unica missione che conta è trasformare l’apatia in azione e l’azione in risultati, perché solo chi ha il coraggio di smettere di aspettare scopre la gioia di una vita in costante crescita»
Questo è il riassunto di un articolo che mi è capitato di leggere recentemente.
Un articolo che si inserisce in una lunghissima lista di libri, blog, pagine social, di gente che ti ripete ossessivamente di agire, di pensare fuori dagli schemi. «Il tuo successo dipende da te: prendi in mano la tua vita!», «Non esistono cose impossibili, solo persone che non ci hanno creduto abbastanza».
Sono tutte ricette facili per la felicità, ricette facili per il successo, spesso pensate per venderti qualcosa: un corso, un libro, un webinar…
Ma solo a me questa narrazione sembra estremamente tossica e irrispettosa?
Il successo è una botta di fortuna
Uno scrittore che adoro in un’intervista ha detto questa cosa:
«Il successo è una botta di culo. Ci sono migliaia di scrittori molto migliori di me che non arriveranno dove sono io. E ci sono migliaia di scrittori molto peggiori di me che arriveranno molto più lontano».
Il successo è una botta di culo. Semplice. Onesto. Liberatorio.
Personalmente questa frase per me è stata illuminante, non solo perché è vera, ma perché rimette tutto in prospettiva e complica la formula magica dei guru di internet.
Dire che tutto dipende da noi è un modo subdolo per venderci qualcosa, ma è anche una mancanza di rispetto verso la realtà. Non c’è nessuna ricetta segreta che ti farà arrivare dove vuoi perché il successo è una botta di culo.
Che ci posso fare?
E quindi? Quindi siamo condannati ai vezzi della dea bendata?
Non esattamente. Il successo è complesso, ma io posso sempre fare la mia parte. Forse non sarò mai una scrittrice di successo, ma continuerò a formarmi per scrivere meglio. Forse non guadagnerò mai abbastanza dalle mie ricerche, ma continuerò a fare del mio meglio per andare in profondità negli argomenti.
Certo, so che il mio meglio potrebbe non essere abbastanza, ma è tutto quello che ho. È il mio 100% e io voglio vivere la mia vita al massimo.
Io vorrei mantenermi totalmente con la mia scrittura. Lo ho realizzato camminando in bilico sul bordo del marciapiede quando avevo qualcosa come 10-11 anni. Su quel bordo ci sono rimasta per tutta la vita e ci camminerò per sempre perché questo è il mondo che ho scelto: un mondo che ti sottopaga (tanto c’è l’ia che fa il tuo lavoro gratis), un mondo in cui un influencer venderà sicuramente più copie di te e non importa quanto tu sia bravo/a, un mondo in cui il successo è una botta di culo.
Felicità >>> successo
Tante volte penso che tutto questo sia folle, che non ne valga la pena, che tanto non ce la farò mai. Tante volte mi flagello pensando che, per quanto ci possa provare, dalla scrittura non guadagnerò mai abbastanza.
Però sono ancora qui. So che la mia felicità dipende da me molto più del mio successo. So che scrivere mi fa felice e continuo a farlo. Ancora di più perché ho imparato che la scrittura per me è un modo di voler bene agli altri.
Quando qualcuno mi affida una biografia non vuole dimostrare di aver avuto successo, vuole semplicemente conservare la sua storia. Forse quelle parole le leggeranno in pochissimi, e forse io non sarò mai la biografa di qualche star, ma va bene così.
Anzi, va pure meglio, perché la felicità per me è raccontare storie che da fuori non ce l’hanno fatta. Storie di chi non è finito sotto i riflettori, storie di chi non si è sentito abbastanza.
Per me una storia è abbastanza.
Il coraggio di aspettare
In questo periodo della mia vita sto trasformando la mia passione in un lavoro e ci ho aggiunto tante altre cose che riguardano la gestione di un’attività professionale. È faticoso.
A maggior ragione perché io sono costituzionalmente impaziente e lavorare bene è un processo lento. I risultati non arrivano con una formula magica, ma hanno bisogno di tempo.
In questi mesi ho fatto qualche errore perché non ho saputo aspettare, non ho saputo darmi tempo. Ero così bombardata da questa narrazione del «Se i risultati non arrivano è perché non stai facendo abbastanza», che non mi sono permessa di aspettarli questi risultati.
Aspettare non è sempre sbagliato, a volte fa parte del processo di crescita, a volte il lavoro va innaffiato quotidianamente, a piccoli passi sostenibili, e poi va lasciato maturare, aspettando che cresca.
E va bene così
Quindi no, la mia missione non è trasformare l’apatia in azione, la mia missione è non fermarmi. La mia missione è darmi tempo, darmi respiro, continuare a migliorare senza aggiungere corsi, libri, strumenti che finiscono per soffocare ciò che amo fare. Perchè su una cosa quella frase iniziale aveva ragione: una vita felice è una vita che continua a crescere.
Io però, per crescere, ho bisogno di vivere a modo mio. Di provarci e di fallire, di aspettare e poi di correre. E se alla fine collasserà tutto il sistema è ok. Se alla fine fallirò è ok, perchè il mio successo è la felicità e, in ogni caso, sarò felice perché questo sì che dipende da me.
Ps: se intanto ti va di leggere un po’ dei miei lavori, sul sito trovi il tag Racconti e su Instagram i miei caroselli narrativi. Sapere che qualcuno mi legge, per me, è una forma di felicità.



