Daphne Squarzoni

IA e codice deontologico: storia di una fake news travestita da pubblicità
«Sei l’unica giornalista che conosco che è davvero felice di fare quei corsi»
A dirmi questa cosa è stato un amico e collega a cui ho raccontato i corsi a cui mi ero iscritta con più entusiasmo di quello necessario.
Sì, sono felice di fare i corsi di formazione obbligatoria. E no, non credo di essere l’unica.
Ad ogni modo, il succo del discorso è che ho ripreso a fare questi corsi partendo dalla deontologia che è la parte che più mi annoia. In particolare, ho voluto fare i moduli sul nuovo codice deontologico, approvato nel dicembre 2024 ed entrato in vigore nel 2025, che per la prima volta affronta anche il tema dell’IA in relazione alle fake news.
Siccome l’universo ha una sua ironia, mentre io passavo il tempo ad aggiornarmi sulla mia deontologia professionale, una pagina Instagram che si autoproclama giornale online, ha postato un reel in cui annunciava che un noto monumento della mia città è stato vandalizzato.
Il giorno in cui è uscita la notizia io ero in ufficio proprio all’interno di quel monumento e mi sono fatta due piani di scale per andare a verificare quello che avevo già avuto modo di appurare quella mattina stessa: si trattava di una fake news.
Il direttore della struttura ha avanzato l’ipotesi di procedere legalmente mentre i telefoni squillavano per avere informazioni.
Io sotto quel video ho notato una cosa strana: #adv.
Ho mandato il link a un amico Osint (open source intelligent) per capire meglio cosa fosse successo e scovare l’eventuale uso di Intelligenza Artificiale. Nel frattempo, sotto il reel piovevano i commenti indignati.
La sera nelle stories ho pubblicato dei video in cui spiegavo quanto emerso dalla ricerca: il video era fake, realizzato con l’IA. Quello che ho tenuto per me è quel #adv che mi faceva arricciare il naso dalla puzza.
A quelle storie mi hanno risposto: «Si tratta di una campagna pubblicitaria».
Il giorno dopo la stessa testata ha pubblicato un nuovo video: «Abbiamo voluto sensibilizzare contro le fake news generate con l’IA con questa campagna social».
Ho fatto un respiro profondo mentre nel mio giornale si discuteva se parlare di questo caso mediatico oppure no. È stato deciso di lasciar perdere perché certe cose non vale la pena di alimentarle, soprattutto quando lo scopo di tutto questo putiferio è sempre stato attirare l’attenzione.
Io però stavo facendo formazione sul codice deontologico e due articoli in particolare mi sono rimasti impressi in quei giorni:
Articolo 19: Intelligenza artificiale
Fermo restando l’uso consapevole delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica.
Quando si avvale del contributo dell’intelligenza artificiale, la/il giornalista:
a) ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo;
b) verifica fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati.
In nessun caso il ricorso all’intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi deontologici.
Articolo 22: Pubblicità
La/il giornalista:
a) assicura ai cittadini il diritto di ricevere un’informazione sempre distinta dal messaggio pubblicitario attraverso chiare indicazioni;
b) non presta il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie o per promuovere marchi e prodotti commerciali. Sono consentite, a titolo gratuito e previa comunicazione scritta all’Ordine regionale di appartenenza, analoghe prestazioni per iniziative volte a fini sociali e umanitari;
c) cita marchi e società commerciali soltanto qualora siano indispensabili alla completezza dell’informazione o costituiscano essi stessi motivo di notizia;
d) non inserisce collegamenti pubblicitari o altri riferimenti promozionali all’interno di contenuti informativi online.
Questa testata online li ha violati entrambi: non ha permesso ai suoi followers di distinguere la pubblicità dalla notizia e non ha segnalato l’uso di IA.
Ma in questa testata ci sono giornalisti? Oppure sono influencer che fanno notizie?
La differenza è enorme anche se non siamo abituati a notarla.
Le conclusioni di tutta la faccenda le lascio a voi. Qui mi prendo solo il tempo per dare un suggerimento: date uno sguardo al codice deontologico perché è un documento che può orientare anche chi giornalista non è.
I giornali, anche quelli con giornalisti iscritti all’albo, non sempre fanno un bel lavoro e non sempre propongono un’informazione chiara e libera come vorrebbe il codice. Di quello che troviamo online poi è meglio non parlare nemmeno.
Il discorso però è questo: ciascuno di noi è libero di scegliere dove si informa. Ciascuno di noi merita di sapere cosa pretendere dai giornalisti per poter scegliere a chi affidarsi.
Quindi, ecco, io ci sono obbligata a fare formazione su questo codice, ma credo che una letta possa far bene a chiunque: vi lascio il link qui.
Del mio lavoro da giornalista ho parlato anche in due articoli pubblicati qui:
La responsabilità delle parole
La responsabilità dell’ascolto
Se tutta questa trattazione su IA, codice deontologico e fake news, ti ha un po’ stancato, ti lascio qui qualche racconto per svagare.
Se invece non ne hai ancora abbastanza delle mie riflessioni qui trovi qualcosa sulla scuola e qui sul mio lavoro in generale.



