Daphne Squarzoni

Perchè non lavoro da sola
«Ma quindi sei una storica?»
Questa settimana mi hanno fatto questa domanda in quattro.
Me l’hanno fatta due persone alla presentazione di Piccolo diario della guerra europea del 1914-1915 nel giardino della biblioteca di Ala sotto un cielo mozzafiato.
Me l’hanno rifatta in un ex base Nato sopra Folgaria mentre parlavo della Resistenza a Riva del Garda. E di nuovo al bar lo stesso giorno in relazione alla mia tesi triennale.
A ciascuna di queste persone ho risposto: «No, ho fatto la triennale in studi Storici e Filologico letterari con esami di storia, ma il mio indirizzo è sempre stato lettere».
Tutte queste domande però, hanno pungolato la mia Sindrome dell’Impostore: e se non fossi abbastanza competente per aver pubblicato un’edizione critica? E se dovessi lasciare il posto a qualcuno che ne sa più di me? Se dovessi abbandonare la ricerca su cui sto lavorando perché, a tutti gli effetti, non sono una storica?
Mettere tutto in dubbio è uno dei miei sport preferiti (e infatti ho un punto di domanda tatuato sul polso). Però, in questo caso, i dubbi sono serviti sopratutto a ricordarmi perchè non lavoro da sola.
E questo perchè me lo ha mostrato chiaramente una foto buia in cui non si vede quasi niente: io e un mio amico storico dopo l’intervista a Radio Ala.
Erano le dieci di sera del giorno della presentazione del libro. Avevamo parlato per tutto il pomeriggio, in biblioteca prima e in radio poi. Io e lui. Mai io da sola.
Nel dialogo tra le nostre professioni, il diario del mio bisnonno è emerso in tutta la sua meraviglia: la parte di storia e la parte di letteratura.
«Quello che ho imparato lavorando questo diario, e più ancora lavorando con Samuele, è che la Storia ti permette di fare un passo indietro. Leggendo le pagine del mio bisnonno ho pianto, mi sono arrabbiata, mi è venuto mal di stomaco, il disgusto e ho finito di lavorare a questo libro vivendolo a pieno. In questo processo ho realizzato davvero quanto fa schifo quello che ha vissuto. Poi però ho fatto un passo indietro: ho ripreso la prospettiva storica e ho rinunciato a reagire di pancia. Abbiamo bisogno di emozionarci per capire in profondità e poi abbiamo bisogno di fare un passo indietro per scegliere liberamente».
Queste sono le due anime di Piccolo diario della guerra europea del 1914-1915. E questo è quello che è emerso nel dialogo tra me e Samuele: la letteratura e la storia che si parlano perché solo così il quadro è completo. Ma di questo scriverò un altro giorno.
Riguardando quella foto nera mi sono resa conto del mio modus operandi e di come mettere tutto in dubbio mi porti a guardare fuori da me stessa. Non mi sento abbastanza competente in storia? Allora lavoro con uno storico.
In Piccolo diario della guerra europea del 1914-1915, io ho messo la parte di filologia e quella più letteraria, quella che scioglie le frasi sgrammaticate e ti permette di capire il testo nonostante il mix di tedesco, italiano e dialetto. Samuele ci ha messo la precisione storica, una parte archivistica curata insieme e una parte di ricerca storico-geografica che ha dato al libro uno spessore incredibile e di cui non posso prendermi il merito.
Ho fatto lo stesso quando ho dovuto costruire il progetto didattico legato a Ordinary love. In quel caso la mia competenza era relativa al mondo della scrittura, ma il laboratorio che porto va a toccare temi complessi come l’intelligenza emotiva, il rapporto che abbiamo con la nostra interiorità e la capacità di riconoscere le nostre emozioni. Mi sono rivolta a un’amica psicologa che mi ha passato dei materiali e ha revisionato tutto il progetto assieme a me.
In questi mesi sto lavorando su una ricerca che spero diventerà un libro sulle donne trentine tra il 1939 e il 1940. Ci sono ben tre storici che si sono offerti di darmi una mano nella revisione e ho intenzione di appoggiarmi a tutti e tre.
In questo continuo confronto con altre persone non solo imparo qualcosa, ma definisco meglio quali sono le mie competenze perché mi rendo conto di cosa so fare io che agli altri non riesce.
Quindi sì, per alcune cose non sono abbastanza, e proprio per questo non faccio tutto da sola. Niente di quello che ho realizzato è tutto merito mio e credo che la capacità di affidarsi alle competenze altrui sia il metro della qualità.
In questo percorso ho imparato tanto dagli altri e gli altri hanno imparato qualcosa da me. Soprattutto ho imparato a non bastarmi, non perché io non sia abbastanza in me stessa, quanto piuttosto perché sono migliore se posso contare su qualcun altro.
Quindi no, io non sono una storica. Sono una che qualche volta studia storia, che scrive perfino di storia, ma che principalmente gli storici li frequenta portando loro un po’ di letteratura.
PS: se ti è venuta voglia di leggere Piccolo diario della guerra europea qui trovi un estratto. Se mai dovessi volerne una copia, scrivimi su Instagram, sulla mail o tramite piccione viaggiatore.



