Daphne Squarzoni

All’ombra del 28 giugno
In Viale Martiri c’è un Liceo.
Da settembre a giugno quasi tutti i giorni i ragazzi vanno e vengono nella via con gli zaini, gli amori, i telefoni e i pensieri dei loro anni verdi.
In Viale Martiri sono andata a scuola anche io senza sapere perché quella strada portasse questo nome.
Viale Martiri del 28 giugno.
Quando ero al Liceo pensavo fosse qualcosa di cattolico, qualcosa legato a qualche santo, qualche patrono.
Invece no.
Per cinque anni ho percorso quella strada tutti i giorni sotto il cartello bianco e nero che riporta il nome della via. Per cinque anni non mi sono chiesta che storia ricordassero quelle lettere sul pannello.
È la storia della mia regione, della mia città. La storia di un Trentino occupato dai nazisti.
È la storia di Fiore Luterotti, detto El Panza, una spia e che forse dovrei odiare.
Fiore esce da un campo di prigionia tedesca nel 1944. Il Trentino-Alto Adige è occupato dai nazisti sotto il comando del Brigadeführer Franz Hofer. È l’Alpenvorland.
Io Fiore un po’ me lo immagino dimagrito, spaventato, davanti al comando tedesco che gli dà un aut aut: o tu ci fai da informatore, oppure te ne stai in prigione. E Fiore, fascista convinto, sceglie di essere una spia, di tradire la fiducia di tutti per salvarsi la pelle.
Fiore torna in Trentino e incontra Renato Ballardini fresco della fine della scuola. Ballardini frequenta il Liceo Maffei e si è appena beccato qualche quattro di troppo accusando l’insegnante di essere fascista. Renato riconosce Fiore, ex studente del Liceo pure lui. I due si salutano e Fiore chiede di poter vedere Gastone Franchetti, vecchio amico suo.
Gastone Franchetti detto Fieramosca è una figura ambivalente, fascista che cerca di purificare il fascismo da dentro, prima; e antifascista convinto e partigiano poi. Attorno a lui e al prof Guido Gori si organizzerà la resistenza del Basso Sarca. Fiore lo sa. Per questo vuole vedere il suo vecchio amico quando rientra dal campo di prigionia.
Fiore Luterotti e Gastone Franchetti si incontrano una domenica di primavera. Fiore racconta di essere stato ingaggiato come spia dai tedeschi, ma di voler fare il doppio gioco. Gastone tentenna, ma poi gli crede.
Io avrei fatto lo stesso e mi sarei fidata di un vecchio amico. Avrei creduto così tanto nella mia causa da credere che pure Fiore potesse sposarla. In fondo era stato onesto no? Aveva detto la verità sull’essere stato reclutato come spia, quindi ci si poteva fidare. Giusto?
No.
Fiore Luterotti consegna un rapporto alla polizia tedesca il 7 giugno 1944. Venti giorni più tardi, la sera del 27 giugno, i nazisti sono nell’Alto Garda, pronti per l’operazione di repressione del giorno dopo.
Il 28 giugno 1944 è la data scritta sul cartello della via. Quel giorno la Gestapo infligge un duro colpo alla Resistenza della mia Busa. Bussano alle porte delle case, conoscono gli indirizzi.
Eugenio Impera studente del Liceo Maffei viene trucidato quando ancora è in camera da letto, davanti a tutta la sua famiglia. La mamma di Enrico Meroni, altro studente del Liceo, si vede portar via il figlio dai nazisti all’alba di quel 28 giugno. A mezzogiorno i nazisti tornano a casa Meroni per recapitare il corpo del figlio, ammazzato sulle scale dopo aver provato a cavargli fuori informazioni preziose. Gastone Franchetti verrà condotto a processo a Bolzano con Giorgio Tosi. I genitori di Franchetti saranno arrestati e rimarranno in carcere fino alla sua condanna. Il prof Gori fugge, ma i nazisti catturano suo padre. Renato Ballardini si rifugia in montagna e i tedeschi si portano via anche il suo di padre, Remo Ballardini che morirà il 19 ottobre per i maltrattamenti subiti.
Mezz’ora prima delle 6:00 del 28 giugno, Augusto Betta sta giocando con il figlio Paolo nel letto. Due uomini lo chiamano con la scusa che la loro cinquecento s’è fermata. Betta è meccanico e autotrasportatore, titolare dell’omonima ditta. Quando il partigiano rivano arriva alla saracinesca del suo garage gli sparano addosso.
Non sono gli unici a morire o essere catturati quel 28 giugno. A Riva muore anche Antonio Gambaretto, mentre ad Arco il 28 giugno si porta via Giuseppe Marconi, Giovanni Bresadola, Federico Toti e Giuseppe Ballanti. La moglie di Giuseppe racconterà di avere un unico rimorso quella mattina: non avergli permesso di salutare i bambini quando i tedeschi sono venuti ad arrestarlo per non spaventarli.
A Nago muore Gioacchino Berdoldi mentre tenta di far sparire un documento ingoiandolo. A Rovereto il 28 giugno costa la vita a Giuseppe Ferrandi, Angelo Bettini e Silvio Bettini Schettini; a Pergine muore Gino Lubich, mentre a Trento i nazisti mettono le mani su uno dei capi della Resistenza: Gianantonio Manci e su Mario Agostini, suo sottosegretario.
Io non volevo scriverli tutti questi nomi, però non ho saputo farne a meno. Loro sono i martiri del 28 giugno e per cinque anni sono andata a scuola al Liceo Maffei, come alcuni di loro.
Riva del Garda è una delle poche città Trentine che si libera da sola. Gli americani l’avrebbero bombardata ma, quando arrivano, i partigiani stanno già cacciando gli occupanti dalla Busa. La Brigata Eugenio Impera combatte nella città. Si chiama come quello studente che hanno ammazzato il 28 giugno.
Ogni volta che ripenso a questa storia piango, mi arrabbio, odio Fiore Luterotti e poi mi sento male per la sua famiglia. Odio la Gestapo, i nazisti, questa pagina tragica e poi mi ricordo di fare un passo indietro.
Il 28 giugno è una storia che frequento da sempre senza saperlo. L’ho conosciuta alle medie, in un pomeriggio in biblioteca ascoltando Renato Ballardini che ci raccontava della Resistenza. A 13 anni pensano di capire quello che stava dicendo e ci ho perfino scritto il tema dell’esame su di lui. I miei professori glielo hanno regalato fotocopiando il documento ufficiale.
All’ombra di quella storia ho frequentato il Liceo, ogni giorno alla fermata del bus che porta questo nome.
E adesso che sono un po’ più grande il 28 giugno mi interroga sul mio lavoro.
Questa storia mi ricorda perché la letteratura e la storia devono viaggiare mano nella mano.
Non posso capire chi sono stati i martiri del 28 giugno senza partecipare umanamente a questa storia. E non posso schivare odio, revisionismo e abbagli, se non so rimettere questo racconto nella sua giusta prospettiva, fatta di documenti, di processi, e fatti.
Viale Martiri del 28 giugno è dove sta il Liceo Maffei, la mia scuola. È la via che mi ricorda che
la versione migliore di me stessa è quella che racconta le storie partendo dalla Storia.
Fonti:
Ribelli di confine. La resistenza in Trentino, Giuseppe Ferrandi e Walter Giuliano (a cura di), Museo storico del Trentino, Trento, 2003
Trentino e Alto Adige province del Reich, Piero Agostini, Editrice Temi, Trento, 2002



