Una caramella sul bus

Le porte si aprono sbuffando.
L’uomo sistema la carabina sulle spalle e sale sul bus di linea. L’arma gli pesa addosso graffiando la pelle delle spalle con la cinghia ruvida. La gente lo guarda e non capisce. Nessuno capisce mai cosa si porta appresso.
Una donna sposta il figlio con la mano togliendo dal corridoio:

«Fa passare il signore con la chitarra».

La chitarra. L’uomo china la testa e ringrazia traballando fino in fondo al bus con “la chitarra” in spalla. Una chitarra di metallo con la canna e il grilletto. Una chitarra che pesa sui suoi muscoli indolenziti.

L’uomo si lascia cadere sul sedile di plastica del bus. Sistema la carabina e rilassa le spalle ancora tese e rigide per lo sforzo. Il tram si fa strada pesantemente nelle strade semideserte della tarda sera. I lampioni fluorescenti cominciano ad accendersi come lucciole confuse al crepuscolo.

L’uomo lascia cadere la testa sul sedile e allunga le braccia. Una cicatrice chiara gli scorre dal polso fin dentro la manica rimboccata della camicia. Lunga, spessa, indelebile. L’uomo spinge il polsino della camicia lungo il braccio coprendo lo sfregio sulla sua pelle. Chiude gli occhi e respira, davanti agli occhi ha ancora il bersaglio e può quasi sentire il peso del grilletto sotto il dito. Respira, rallenta i battiti, concentrati, premi il grilletto. Tutto semplice sulla carta. Tutto silenzioso, a parole, poi sei lì teso e concentrato col cuore che rimbomba nelle orecchie. Il cuore batte ovunque se sai ascoltarlo. Qualche volta così forte che l’uomo vuol solo togliere le cuffie per sentire il rumore dello sparo, l’eco dei colpi esplosi che rimbalza nello spazio: un flipper sonoro senza pace.

L’autobus curva e un piccolo triangolo bianco e azzurro rotola ticchettando sul pavimento grigio. Tic tac, tic tac, tic tac. Una caramella. L’uomo la guarda: una caramella sul pavimento di un autobus. Il preambolo della tragedia. L’ultimo ricordo nitido prima dell’incidente.

«Ehi Amo, tra cinque minuti arrivo». 
Il ragazzino con la maglietta oversize aveva gettato il suo audio nel caos dell’autobus di linea. S’era aggiusto le cuffiette nelle orecchie e aveva aperto Instagram.
L’uomo con la carabina lo fissava con la testa che sbucava sopra le altre ammassate nel bus. Cinque minuti era il tempo di una fermata. Il tempo di girare l’angolo e superare l’incrocio per raggiungere “Amo”.
L’uomo con la carabina aveva sorriso: lui andava a sparare. Guerra e amore sullo stesso autobus. Marte e Venere.
Il ragazzino aveva spostato il peso del corpo. Una signora stava spingendo da dietro per avvicinare alla porta la massa consistente dei suoi chili di troppo. Il ragazzino aveva infilato una mano in tasca per recuperare un pacchetto di caramelle. Il metallo blu della scatola aveva tintinnato contro l’anello sul suo pollice. La scatoletta era stata aperta con una mano sola e il ragazzino aveva accostato l’altra per prendere la sua caramella. L’uomo con la carabina poteva intuire l’odore di menta uscire dalla confezione di metallo. Il ragazzino aveva fatto cadere la mentina sul palmo. La signora dietro di lui era quasi arrivata alla meta e con un colpo deciso del gomito flaccido aveva spinto una ragazza esile contro il ragazzino. La caramella bianca e azzurra era caduta per terra. Tic tac sul pavimento grigio del bus.

Tic, tac. Boom!

«Siamo al capolinea!». La voce dell’autista irrompe nel ricordo. L’uomo con la carabina guarda la caramella per terra. Bianca e azzurra. Una caramella alla menta. Raccoglie l’arma dal sedile e si avvia verso la porta. La caramella lo fissa immobile, muta. L’uomo con la carabina scende dal bus. L’arma dondola nella sua custodia e l’uomo sorride sottovoce conscio che anche oggi nessuno ha notato la sua fedele compagna. Anche oggi hanno tutti creduto che girasse con la chitarra. Anche oggi nessuno gli ha chiesto se si possa portare una carabina sull’autobus.

Si può portare una carabina in autobus?

Si può portare una carabina in autobus?
Lo scrittore solleva la penna dal foglio.
Si può portare una carabina in autobus? No.

Cazzo: un altro racconto rovinato.

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