(S)mar(r)ito

Mi sono perso. L’uomo con cui sono uscito questa mattina mi ha lasciato qui da solo e non so come tornare a casa. Dannazione! Mia moglie sarà preoccupata da morire. Questa mattina me lo aveva detto di non andare: «Quest’uomo non mi piace per niente. – mi ha informato – Non andare con lui». Ma l’uomo, l’Austriaco come lo chiamano i vicini, non ha voluto sentire ragioni e mi ha strappato dal bacio disperato di mia moglie. Lei ha provato a trattenermi più del dovuto con le sue braccia bronzee, ma lui mi ha strappato via tirandomi verso di sé per uscire. L’ultima cosa che ho visto era lo sguardo sconsolato di mia moglie, rimasta a casa in attesa. 

E ora come faccio? Sopra di me il sole è tramontato da un pezzo e io rimango inerte in mezzo al marciapiede. 

«Oh! E tu che ci fai qui?» mi chiede un tizio sbucato da chissà dove. Ha i capelli scuri e spettinati e porta con sé un carico incredibile di roba. Appoggia tutto per terra e mi dà una mano a rialzarmi. «Ti staranno cercando» mi dice e poi prende a guardarsi intorno. Forse sta cercando casa mia. 

Il tizio raccoglie la roba da terra e continua a tenermi per mano. D’un tratto comincia a correre. Sulle sue spalle c’è qualcosa di lungo e metallico che ballonzola mentre corre. Sembra un’arma. Un brivido mi corre lungo la schiena mentre il tizio ferma due signorine per strada. «Scusate – dice – lo conoscete?» chiede indicandomi. Le due ragazze mi guardano attentamente, controllano attentamente ogni dettaglio e consultano perfino le loro borsette in cerca di qualche indizio o ricordo. «No, mi spiace» risponde una per entrambe. Si voltano e se ne vanno lasciandomi solo in compagnia di questo tizio col fucile. Poco lontano si vedono le luci blu delle sirene. Saranno qui per lui? La polizia sta cercando un pericoloso criminale? Rivedrò ancora mia moglie? 

Il tizio si schiarisce la gola e poi mi comunica la sua decisione: «Senti, facciamo così, ti porto a casa con me per stanotte e domani mattina andremo dai carabinieri. Loro sapranno come aiutarti». Deglutisco per nascondere il tintinnio dei miei denti che battono tremanti. Il signore mi guida tra i vicoli della cittadina coi capelli scuri che assorbono la luce dei lampioni. Io lo seguo senza oppormi pregando di rivedere mia moglie, la sua pelle bronzea, il suo corpo solido e quel suo modo di essere che s’incastra perfettamente con il mio. 

Il tizio si ferma davanti a un condominio. «Eccoci arrivati» mi annuncia appoggiando per terra tutte le sue cose assieme al fucile. Poco distante si sente un vociare insistente e, se mi sforzo, posso scorgere il lampeggiare blu delle sirene. Anche il tizio le nota: «Ma quelli sono i pompieri! – esclama – forse ci possono aiutare. Aspetta qui che vado a vedere». Mentre lo dice sta già correndo via e io aspetto sullo zerbino. Il cielo sulla mia testa è sereno e io vorrei tanto sapere come tornare a casa. Mi siedo per terra e aspetto.

Mio marito non è ancora tornato. 

È uscito stamattina con quel signore dall’accento strano e la lingua piena di suoni duri e catarrosi e non è più tornato. Io gli avevo detto di non andare. Avevo perfino provato a trattenerlo tra le mie braccia, ma quel bruto ha dovuto strattonarlo via. E ora lui è scomparso. 

Quel signore, l’Austriaco, così lo chiamano, è tornato poco fa con la sua lingua piena di suoni dannati strillando e disperandosi per aver perso mio marito. «Era qua! Proprio qua!» gridava con quel suo accento marcato e, francamente, orribile. È andato avanti a dire frasi nella sua lingua sbraitando come un ossesso e poi, finalmente, si è deciso a chiamare qualcuno. 

Ho visto la luce delle sirene come un faro in mezzo al buio della mia ansia. Ho sperato che arrivasse la polizia, che lo arrestassero per aver abbandonato mio marito. 

Invece no, sono arrivati i pompieri. L’Austriaco ha parlato con loro troppo distante da dove stavo perché potessi sentire cosa stessero dicendo. Ho solo notato che il più giovane dei Vigili del Fuoco mi ha guardato in modo strano, come se fossi io il problema e non quel matto che ha perso mio marito per strada. 

«Stanno dicendo che vogliono entrare in casa» mi ha sussurrato la vicina che non si fa mai i fatti suoi e ha un udito sopraffino. «Ma come si permette!?» mi sono stizzita «Crede davvero che lo farò passare dopo quello che ha fatto a mio marito! Non metterà piede in casa mia finchè non me lo riporterà» ho affermato perentoria. La vicina ha aguzzato le orecchie per ascoltare tutto e riferirmi: «Vogliono entrare dalla finestra». Ma questo è reato! Non possono violarmi così! Non possono invadere casa mia dopo aver abbandonato mio marito! Perché non è venuta la polizia!! 

Sto giusto per andare a farmi sentire quando un tizio coi capelli scurissimi si para davanti al capo dei Pompieri. «Avete perso delle chiavi?!» strilla. Il capo dei pompieri lo guarda e annuisce. Il tizio coi capelli scuri comincia a parlare di qualcosa che non posso sentire. Forse sa dove si trova mio marito! Maccome?! Sta correndo via. Sento la speranza scivolarmi di dosso e lasciarmi svuotata.

Il potenziale serial killer torna a prendermi. Lo vedo tutto trafelato raggiungermi fuori da casa sua. «Andiamo – dice – ho trovato chi ti cerca!». Mi prende per il braccio e riparte. Io lo seguo annaspando. Il tizio si ferma davanti a casa mia. L’Austriaco è fuori in preda a una crisi mistica e con lui ci sono diversi pompieri. Il tizio mi porta davanti all’Austriaco che mi fissa con gli occhi enormi: «Vielen Dank!» comincia a strillare ripetutamente. A me interessa una cosa e una soltanto: rivedere mia moglie. Il capo dei Vigili del fuoco mi prende gentilmente per mano e mi accompagna dalla mia dolce metà. Mia moglie scoppia a piangere appena mi vede. Io piango con lei mentre il pompiere mi restituisce alle sue braccia e fa scattare la serratura. «Tutto questo baccano per un paio di chiavi perse» commenta il Pompiere «E per fortuna le ha trovate il ragazzo. Ci siamo risparmiati di entrare dalla finestra o di dover cambiare l’intera serratura».

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