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Domande che aiutano a orientarsi

Qui trovi alcune risposte alle domande più frequenti sul mio lavoro, sui libri, sui laboratori didattici e sui progetti narrativi.

Le ho raccolte per aiutarti a capire meglio cosa faccio, come lavoro e in quali casi possiamo costruire insieme un percorso adatto alla tua classe, alla tua realtà culturale o alla storia che vorresti raccontare.

Progetti didattici

Tutte le storie meritano di essere raccontate. Non serve avere una storia “famosa” o straordinaria in senso pubblico. Spesso ciò che merita di essere fermato su carta è proprio ciò che non vogliamo perdere: una memoria di famiglia, la storia di un’associazione, il ricordo di un momento speciale, di una persona che porteremo sempre nel cuore, un percorso umano o collettivo che ha lasciato un segno. Il punto non è quanto una storia sia visibile, ma quanto abbia valore per chi l’ha vissuta e per chi la riceverà.

Il mio lavoro parte sempre dall’ascolto. Prima di scrivere, cerco di capire il contesto, le sfumature, ciò che conta davvero e anche ciò che fatica a essere detto.

Non raccolgo solo informazioni: costruisco insieme a te un percorso di restituzione fedele, rispettoso e sensibile, perché il risultato non sia un testo standard, ma qualcosa in cui tu possa riconoscerti davvero.

Durante la stesura riceverai il primo capitolo per capire se il tono, la direzione e il racconto ti rispecchiano e insieme potremmo cercare le parole giuste che ti facciano sentire a casa. Il mio lavoro non è registrare i fatti, ma aiutarti a custodire un vissuto e possiamo farlo soltanto insieme.

Sì. Non serve arrivare con un progetto già definito. A volte si parte da fotografie, lettere, documenti, testimonianze, appunti o semplicemente dal desiderio di non perdere una storia importante.

Da lì si capisce insieme quale forma può avere il lavoro, quali materiali servono davvero e come trasformare qualcosa di frammentario in un racconto coerente e custodibile nel tempo.

Il mio lavoro si basa sempre sulle testimonianze e sulle fonti che raccolgo. Trattandosi di memorie e di ricordi personali la storicità è sempre molto relativa perchè si parla di vissuti.

Solitamente io lavoro riportando le testimonianze e le interviste in modo accurato e puntuale, adattandole alla forma scritta (nel parlato tendiamo a usare forme ed espressioni non sempre chiare).
In base al tipo di storia che mi viene affidata svolgo un determinato tipo di ricerca: ad esempio nel caso di figure politiche o sociali tendenzialmente fornisco un contesto storico, nel caso di figure private il contesto storico è meno necessario.

Non esiste una procedura standard perchè il lavoro dipende sempre dalla storia che mi viene affidata. In termini di accuratezza, però, io riporto quanto mi viene raccontato e procedo facendo domande per problematizzare. In questo senso, non scrivo storie di eroi o persone perfette, ma cerco sempre di raccontare l’umanità con tutte le sue sfaccettature luminose e non.

Libri di storie vere

Tutte le storie meritano di essere raccontate.

Non serve avere una storia “famosa” o straordinaria in senso pubblico. Spesso ciò che merita di essere fermato su carta è proprio ciò che non vogliamo perdere: una memoria di famiglia, la storia di un’associazione, il ricordo di un momento speciale, di una persona che porteremo sempre nel cuore, un percorso umano o collettivo che ha lasciato un segno.

Il punto non è quanto una storia sia visibile, ma quanto abbia valore per chi l’ha vissuta e per chi la riceverà.

Il mio lavoro parte sempre dall’ascolto. Prima di scrivere, cerco di capire il contesto, le sfumature, ciò che conta davvero e anche ciò che fatica a essere detto.

Non raccolgo solo informazioni: costruisco insieme a te un percorso di restituzione fedele, rispettoso e sensibile, perché il risultato non sia un testo standard, ma qualcosa in cui tu possa riconoscerti davvero.

Durante la stesura riceverai il primo capitolo per capire se il tono, la direzione e il racconto ti rispecchiano e insieme potremmo cercare le parole giuste che ti facciano sentire a casa. Il mio lavoro non è registrare i fatti, ma aiutarti a custodire un vissuto e possiamo farlo soltanto insieme.

Sì. Non serve arrivare con un progetto già definito. A volte si parte da fotografie, lettere, documenti, testimonianze, appunti o semplicemente dal desiderio di non perdere una storia importante.

Da lì si capisce insieme quale forma può avere il lavoro, quali materiali servono davvero e come trasformare qualcosa di frammentario in un racconto coerente e custodibile nel tempo.

Il mio lavoro si basa sempre sulle testimonianze e sulle fonti che raccolgo. Trattandosi di memorie e di ricordi personali la storicità è sempre molto relativa perchè si parla di vissuti.

Solitamente io lavoro riportando le testimonianze e le interviste in modo accurato e puntuale, adattandole alla forma scritta (nel parlato tendiamo a usare forme ed espressioni non sempre chiare).
In base al tipo di storia che mi viene affidata svolgo un determinato tipo di ricerca: ad esempio nel caso di figure politiche o sociali tendenzialmente fornisco un contesto storico, nel caso di figure private il contesto storico è meno necessario.

Non esiste una procedura standard perchè il lavoro dipende sempre dalla storia che mi viene affidata. In termini di accuratezza, però, io riporto quanto mi viene raccontato e procedo facendo domande per problematizzare. In questo senso, non scrivo storie di eroi o persone perfette, ma cerco sempre di raccontare l’umanità con tutte le sue sfaccettature luminose e non.